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18 aprile 2017

I danni della globalizzazione, dell'ignoranza di chi dovrebbe controllarla e gestirla

Leggo oggi su una pagina di egnews.it e mando subito online anche sul mio blog ( lo ritroverete anche nella pagina Spazio GREEN  ) questo articolo scritto da Umberto Faedi.

"Non si ferma la pericolosa e tossica invasione di prodotti a bassissimo costo che stanno inondando le nostre tavole e i nostri punti vendita di alimentari.

L’ultima perla in ordine di tempo è costituita dal riso importato soprattutto dall’India.
I coltivatori italiani di eccellenza che sono messi in difficoltà da questo prodotto di bassa qualità e scarsa sicurezza alimentare sono molte migliaia.
Moltissime le aziende agricole italiane che hanno visto scendere del 66% l’offerta del prezzo di acquisto del loro eccellente prodotto negli ultimi mesi.

Le grandi società che comprano il riso per commercializzarlo con i propri marchi si fanno forza dei prezzi da fame che pagano al prodotto che arriva dall’Asia.

E così sono a grande rischio imprese centenarie, posti di lavoro e qualità autoctone uniche e non ultima la salute dei consumatori.

In tantissime nazioni fuori dall’Europa, ed in particolare in Asia ed Africa, vengono tollerate pratiche di coltivazione attuate con sostanze tossiche proibite da anni in Italia.
E non si capisce perché la UE abbia autorizzato l’importazione dall’Africa di alimenti dei quali non sarebbe possibile la commercializzazione se prodotti nella UE.
La motivazione addotta è di aiutare le economie di paesi emergenti. Arriva quindi olio di bassa qualità e bassa salubrità, frutta e verdura inquinata da pesticidi.

E da Cina, India e Vietnam vengono importati pesce e pomodori da non comprare assolutamente. Perfino il peperoncino di eccelsa qualità simbolo dell’Italia del Sud sta per essere soppiantato da quello thailandese, La tailandia è il pase più attivo nel mandare prodotti di dubbia sanità con fragole, arance e melograno, quello della bellissima poesia di Giosuè Carducci è l’Egitto.

Il Vietnam fornisce pure prezzemolo e riso oltre al famoso e famigerato ma assai economico pesce Pangasio, allevato in modo industriale nelle acque inquinate del Mekong,  l’India il basilico, il Marocco olio e menta, la Tunisia olio e arance, broccoli dalla Repubblica Popolare Cinese.
Dal Sud America arrivano cocomeri e meloni a prezzi talmente stracciati che costringono i produttori italiani a lasciare marcire le loro gustose cucurbitacee nei campi.

Il nostro farraginoso governo tramite il ministro dell’Agricoltura promette di varare un provvedimento per apporre l’indicazione di origine nelle etichette delle confezioni di riso.

Ma quanto ci vorrà?
E la UE avrà da ridire?
Nel frattempo quante aziende agricole saranno costrette a chiudere i battenti?

La globalizzazione tanto auspicata da manipoli di politici con la motivazione che permette a (quasi) tutti di poter usufruire di tutti i prodotti tutto l’anno si sta rivelando un colossale affare per i grandi gruppi transazionali, gli speculatori senza scrupoli ed i contraffattori.

La contraffazione costa purtroppo all’Italia circa 60 miliardi di euro all’anno, questo perché noi abbiamo il più alto numero di prodotti DOP e IGP certificati su tutto il pianeta e queste unicità fanno gola in tutto il mondo.
L’ Emilia Romagna è la regione che ha il primato di eccellenze e probabilmente il primato di imitazioni e falsificazioni.

Il rischio di minare irrimediabilmente la sostenibilità delle produzioni per l’alimentazione terrestre è sempre più reale. Quindi quando e’ possibile si deve leggere attentamente l’etichetta apposta sulle confezioni e in caso di mancanza della stessa, è consigliabile non acquistare il prodotto se non si conosce e ci si fida del negoziante

Nei grandi e meno grandi centri commerciali di solito le referenze in esposizione e vendita hanno etichette e diciture o sono rintracciabili coloro che le hanno confezionate. Come spero saprete, però, c'è una fortissima pressione tesa a rendere i prodotti meno rintracciabili, omettendo gli stabilimenti dove sono stati prodotti o la zona di origine dei prodotti in vendita.
I globalizzatori stanno veramente distruggendo un patrimonio di profumi, gusti, sapori, sensazioni ed emozioni costruito nei decenni in nome del profitto più bieco."

26 ottobre 2016

Come fare a pezzi il pollame da cuocere

Tagliare un pollo, un'anatra o un tacchino così come tagliare un pezzo di carne di manzo e farne pezzi ben proporzionati non è difficile ma richiede una certa conoscenza delle parti anatomiche dell'animale, un po' cura e di pazienza
Soltanto così è possibile tagliarlo bene in modo adatto alle ricette da preparare.

Da un bel pollo  ruspante e abbastanza in carne, si possono ricavare diversi tagli che poi possono essere cucinati in modi diversi.
Da un pollo di circa kg 1.300  è possibile ricavare dei tagli per un intingolo, come il Pollo alla Cacciatora appena pubblicato, utilizzando le parti con le ossa (cosce, sopracosce, ali e schiena) mentre si possono invece tenere da parte i petti che completamente disossati che potranno diventare fettine e scaloppe oppure essere cucinati interi come arrostini.

Il lavoro va fatto con attenzione, lavorando sulle articolazioni e seguendo i suggerimenti dei vari gruppi muscolari.

20 ottobre 2016

Pollo alla Cacciatora di casa mia


Esistono molte ricette e versioni di Pollo alla Cacciatora. Questa è come lo cucinavano mia nonna e mia mamma
.
Assomiglia ad un Gulash di pollo.  È squisita  ma non so per quale ragione, mangiandolo è facile macchiarsi. Quindi prevedete una tovaglia con tovaglioli bei grandi.

POLLO  ALLA  CACCIATORA

Ingredienti: Un bel Pollo ruspante o un Gallo, 1 Cipolla, 1 cucchiaio di Farina, I cucchiaio di Estratto di Pomodoro (Concentrato di Pomodoro), Olio di Oliva, Sale e Pepe 

16 ottobre 2016

Moussakà


Una golosa teglia di melanzane arricchita da un ragù di carne.
L'origine e la diffusione è greco-ottomana.  

Ingredienti: 8 Melanzane, 3 Cipolle, Olio, 850gr di Polpa di Montone o Agnello (va bene anche il manzo o il maiale), 1 spicchio di Aglio, 200gr di Pomodori maturi, 1 bicchiere di Vino bianco o rosso, poco Brodo, poco Formaggio grattugiato (Kefalotyri), 1 ciuffo di Prezzemolo, Cannella, Sale e Pepe. Latte e Farina per una Béchamel di ½ litro circa

15 ottobre 2016

Fonds de cuisson: Fond brun

Un Fondo di Cottura è un brodo concentrato, grasso o magro, ottenuto a partire soprattutto da ossa di manzo e/o da carcasse di pollame, da verdure e aromi vari messi a cuocere lentamente in acqua per parecchie ore e poi filtrato. E' una preparazioni aromatica ma non salata che può avere un sapore più leggero o più intenso ed essere piuttosto concentrata oppure più diluita.
Durante la cottura il liquido si insaporisce e prende anche corpo per il collagene prodotto dalle ossa e dalle cartilagini. Il collagene si trasforma in gelatina, caratteristica importante di un buon fondo che una volta freddo è sempre in forma gelatinosa.
A seconda della preparazione e dagli ingredienti esistono diversi tipi di fondo di cottura.

L'utilizzo principale è nella preparazione di salse, per insaporire un umido o un tegame di verdure, o ancora per risaltare il sapore di un brasato.

Una prima distinzione è tra fondi detti chiari  (Fond Blanc o Clair) che di solito sono di pollame e fondi  scuri ( Fond Brun) che sono sempre di manzo o anche di carni miste
Un fondo è detto Fond Blanc se carne e ossa sono messi nell'acqua direttamente, a freddo,
E' invece detto Fond Brun se la carne, le ossa e le verdure sono stati fatti colorare (cioè arrostire in forno) prima di essere messi a cuocere nell'acqua

I Fondi di Cottura sono indispensabili in cucina, almeno nella cucina più classica, non solo da ristorante ma anche (e io direi soprattutto) casalinga.
Oggi però si è persa spesso l'abitudine a prepararne, delegandone la funzione ai vari concentrati di carne in commercio o ai dadi da sciogliere in acqua calda che danno ad ogni cosa lo stesso sapore piatto e purtroppo anche salato.
Un gran peccato perché, oltre ad arricchire di sapore i piatti di ogni giorno o a essere d'aiuto nella confezione di  molte ricette, sono anche una pratica di risparmio e di cucina sana.

Fond Brun

Oggi prepariamo un Fond Brun cioè scuro, come lo preparo di solito.
L'occasione è nata dall'aver cucinato la sera prima un ottimo Stinco di Manzo arrosto.
Infatti, le ossa che si utilizzano nella cucina di casa, sono quelle che provengono dai vari piatti che cuciniamo e in particolare dagli arrosti.

19 agosto 2016

Papacielle ripiene alla napoletana


Dopo un bel pomeriggio ventosi passato a visitare Cerveteri, il suo magnifico museo etrusco e la bellissima necropoli della Banditaccia prendiamo la strada per il lago di Bracciano e incontriamo un piccolo borgo con tanto di castello, chiesa e annessi al castello. E' Sasso, una frazione di Cerveteri dove il tempo sembra essersi fermato. Si respira un'aria di vita antica. I vasi di fiori semplicemente disposti e la teoria di comignoli sul tetto delle abitazioni di servizio del castello mi ricordano tanti luoghi della Provenza meno turistica e più incantevole.
Così ci fermiamo a curiosare senza che nessuno ci disturbi.
Dopo aver passeggiato al fresco, per gentilezza della signora del maniero visitiamo frettolosamente il freschissimo cortile privato d'ingresso, dalle pareti completamente rivestite da verdeggiante e rigoglioso rincospermum che incornicia un grande pozzo abbellito con vasi di fiori e diamo una fuggevole occhiata al bel giardino all'italiana che si scorge oltre la balaustra del pianoro su cui è eretto il casello.
Poi, ci inoltriamo per via del Fico e ci fermiamo a mangiare un panino con la soppressata nell'unico bar-caffé aperto, visto che sono le 6 e che a pranzo non abbiamo mangiato.
La sosta ci fa saggiamente abbandonare l'idea di arrivare al lago ma, mentre torniamo sui nostri passi verso Cerveteri ci fermiamo a fare la spesa di frutta e verdura ad un capanno lungo la strada dove un agricoltore vende direttamente i suoi prodotti. Una occasione per prendere una bella cassetta di pomodori per fare la salsa, visto che lo scorso anno non sono riuscita a prepararla perché ci ho pensato troppo tardi.

Ecco da dove vengono le belle papaccielle rosse che mi sono servite per questa ricetta.

La Papaccielle (o papaccelle) sono peperoni tondi e bassi, molto coreografici, che a Napoli preparano anche sottaceto e utilizzano in un piatto di carne di maiale.

Io invece questa volta le ho fatte ripiene ma con una ricetta sempre napoletana, cioè con un semplice e povero ripieno di pane, insaporito con spezie e peperoncino.

Ingredienti: Papaccelle, pane cafone raffermo, olio extravergine d’oliva, capperi sotto sale, olive nere e bianche, poche acciughe sott'olio, peperoncino piccante preferibilmente fresco, prezzemolo, aglio, provoletta affumicata o provoloncino di Sorrento,  pane grattugiato